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Il più noto del reame

di Rosvanna Lattarulo

L'evoluzione delle marche italiane sotto la lente del Brand Asset Valuator, lo strumento di ricerca introdotto dell’agenzia pubblicitaria Young&Rubicam

“Specchio, specchio delle mie brame: chi è il più noto del reame?”.
La notorietà del marchio è oggi diventata per manager ed imprenditori un fattore chiave per misurare il successo della propria attività. In un mercato in cui tutto è facilmente replicabile, possedere un marchio forte può fare davvero la differenza.

Le iniziative per mantenere alta la visibilità dell’azienda e dei suoi prodotti possono essere diverse: promozioni, organizzazione di eventi, spot pubblicitari, ecc. A queste attività, che richiedono risorse economiche più o meno elevate, non sempre corrispondono risultati positivi.
Accade, ad esempio, che nonostante gli investimenti, i marchi perdano quote di mercato e si indeboliscano per la loro bassa capacità competitiva.

Un monitoraggio della notorietà del marchio è possibile grazie al Bav, il Brand Asset Valuator, uno strumento di ricerca dell’agenzia pubblicitaria Young&Rubicam che studia l’evoluzione delle marche che permette di catalogare le imprese italiane in quattro categorie:

  1. nuove o a potenziale inespresso: marche alla ricerca di una propria identità;
     
  2. a potenziale crescente: marche che si stanno lentamente ritagliando una fetta di mercato;
     
  3. leader: marche affermata sul mercato ormai nel cuore e nella mente dei consumatori;
     
  4. a perdita potenziale e declino: marche in declino che stanno tornando nell’universo indistinto delle marche prive di notorietà dove sono collocate anche quelle che si stanno iniziando ad affacciare sul mercato o non sono riuscite a differenziarsi.

L’analisi, in Italia, su 1131 marche ha confermato la leadership di Barilla, Coca Cola e Ferrari, il diffuso apprezzamento per Ferrero (per la prima volta nella top 20), Giorgio Armani, Mercedes ed il Consorzio Parmigiano Reggiano, Kinder., Rolex e Lindt. Diversa la sorte dei canali televisivi, per Valentino, per il noto bollino blu di Chiquita, Lavazza e Martini. Marchi rinomati che non sono riusciti a difendersi dalla concorrenza. A sorpresa sono assenti nella classifica gli operatore di telefonia mobile e gli istituti bancari, grandi investitori pubblicitari a cui non corrisponde una uguale notorietà del marchio.

Buone le notizie, invece, per i marchi “a potenziale crescente”, tra cui Porche, Harley Davidson e Vespa, marchi con ancora alti margini di miglioramento. Il Brand Asset Valuator misura anche la notorietà del brand nelle diverse fasce d’età: Nutella è il marchio leader per “anziani” (dai 45 anni in su) e “giovani” (fascia 18-24). Seguono Coca Cola e Barilla. Nelle due classifiche vi sono delle differenze dovute, probabilmente, alle diverse esigenze degli intervistati: i giovani amano Nike, Breil, Dolce & Gabbana, gli snack Lindt, Perugina e Ferrero Rocher e prediligono poco marchi importanti ma ritenuti troppo distanti dal loro universo (Bmw, Rolex, Poche, Harley Davidson).

Nel mondo degli adulti, invece, dominano i marchi raffinati (Ferrari, Mercedes, Valentino e Giorgio Armani) e quelli “domestici”: prodotti alimentari (Barilla in testa) e media, soprattutto tv e carta stampata (Corriere della Sera, Gazzetta dello sport). Sempre in base al BAv è possibile cogliere i cambiamenti nei gusti degli italiani rispetto a 13 anni fa, quando imperversavano sul mercato l’Antica Gelateria del Corso, Bauli, Cartier, Disney e Volvo, oltre a due simboli generazionali, Swatch e Timberland.


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