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Bonatti: un’azienda italiana in Kazakhstan

La Bonatti Spa è un'azienda del settore delle costruzioni generali con sede a Parma che opera dal 1946 e che dal 2001 ha deciso di entrare nel mercato kazako. Eccellere ha intervistato Frédéric Santelli, addetto alle Pubbliche Relazioni e ai Rapporti con le Istituzioni dell’impresa emiliana, per conoscere le potenzialità e le opportunità di business del mercato kazako.

di Manlio Masnata e Christian Piccardo
 


La sede della Bonatti a Parma

Dr. Santelli, può ripercorrere con noi la storia della Bonatti Spa?

Bonatti S.p.A. (www.bonatti.it) inizia la sua storia di Impresa di costruzioni nel 1946 con il nome di Ing. Saul Bonatti & F.lo, svolgendo inizialmente la propria attività nella perforazione dei pozzi e nei lavori meccanici, per allargare poi, dapprima con il nome Bonatti-ICEFS e quindi con la denominazione attuale, la propria attività anche al campo civile, alle condotte e ai montaggi industriali, eseguendo importanti lavori sia in Italia che all'Estero.
Con la sua costante espansione, dagli inizi fino alla realtà attuale, sia nel fatturato che in ogni tipologia nel campo delle costruzioni, Bonatti S.p.A., ha fatto della qualità e della serietà la propria forma di operare. Tappe importanti nella storia della Bonatti S.p.A. sono state la trasformazione, nel 1974, in Società per Azioni, l’acquisizione, nel 1983, della CO.TR.ECO. S.p.A., società specializzata nella progettazione, costruzione e gestione di impianti per i trattamenti ecologici, l’acquisizione nel 1985 della S.C.I.C. S.p.A., società con una lunghissima e qualificante esperienza nel campo dell’edilizia civile, l’incorporazione definitiva nel 1988 della ICEFS S.p.A., società nata nel 1930 e vantante una profonda tradizione, anche questa, nel campo dell’edilizia civile. Abbiamo lavorato sia in alta montagna, come sulle Alpi e le Ande, sia in mare aperto, nell'Adriatico e nel Tirreno, sia in roccia compatta per centinaia di chilometri in Oman e in Spagna sia nelle sabbie del deserto Libico e di quello Algerino. L’attuale struttura organizzativa e operativa, oltre che la profonda esperienza acquisita in oltre 50 anni di lavori, ci permette oggi di gestire circa tremila dipendenti distribuiti in sette Paesi, con circa trecento persone operanti presso l’headquarter di Parma e oltre mille in Kazakhstan.

Perchè avete deciso di operare in Kazakhstan?

Perché sin dall’inizio vi erano condizioni di mercato confacenti alla società Bonatti Spa. Il Kazakhstan è un Paese molto promettente nel campo delle costruzioni e in particolare nel settore dell’Oil&Gas, basti pensare al giacimento di idrocarburi di Kashagan, uno dei più ricchi al mondo mai scoperti.

Quali sono i progetti che avete portato avanti nel Paese?

Abbiamo fornito servizi di costruzione e interventi di shutdown su impianti. Per quanto riguarda la nostra presenza nel KPO (Karachaganak) abbiamo condotto lavori in EPC, Operation and Maintenance su steam generation plant, oltre a lavori su impianti. Siamo inoltre uno dei più importanti Main Contractor presenti nella zona di Atyrau, dove operiamo su diverse tipologie di lavori per l’Agip KCO. Infine, siamo presenti a Tengiz, dove per il consorzio TCO (TengizChevronOil) abbiamo svolto attività tanto di impianti quanto di pipeline.

Quali i principali competitors internazionali: aziende cinesi, russe, europee?

In Kazakhstan, i principali concorrenti di Bonatti S.p.A. sono tra i maggiori contractor internazionali e provengono, oltre che dal nostro stesso Paese, da Stati Uniti, Turchia, India, Paesi Arabi e Corea.

Negli ultimi anni il Kazakhstan ha compiuto progressi notevoli: quali le maggiori difficoltà riscontrate dalla vostra azienda agli inizi dell’esperienza in Asia Centrale e quali, a vostro avviso, i punti di forza dell’economia kazaka?

Agli inizi, correva l’anno 2000, per Bonatti Spa è stato molto difficile operare in Kazakhstan: ciò era dovuto alla scarsa disponibilità di materiali, mezzi e ricambi necessari alle nostre diverse fasi di lavoro. Oggi, invece, sono le complesse strutture normative a crearci qualche problema: esse, sposando la tradizione russo-sovietica con quella occidentale, sono appesantite da una pressante burocrazia locale e nazionale. Agli inizi godevamo di condizioni più indipendenti nell’operare sul versante della forza lavoro. Oggi che i lavori si sono moltiplicati e divenuti più importanti, è emerso un consistente input nell’assunzione di forza lavoro locale. Permangono dunque forti vincoli nell’assunzione di manodopera straniera specializzata e meglio preparata sui progetti in corso.
Sul versante dei trasporti, della logistica e delle comunicazioni il Kazakhstan deve ancora progredire, tutto considerato che si tratta di un territorio estremamente esteso – basti pensare che la sua superficie è cinque volte quella della Francia e otto volte quella dell’Italia – e che deve migliorare lo sbocco sul Caspio, pur essendo in via di potenziamento (porti di Aktau e Bautino). Tra i successi della Repubblica del Kazakhstan c’è senz’altro quello di aver saputo incrementare negli ultimi dieci anni il PIL dell’8% annuo, di essersi vista aggiudicare il rating più elevato tra i Paesi dell’Asia Centrale nei quali investire e di aver raggiunto il livello del PIL pro capite più alto tra i Paesi della CSI. La flotta civile è rappresentata dalla compagnia aerea AirAstana la quale, nata pochi anni fa praticamente dal nulla, fornisce oggi ottimi servizi ad un’utenza internazionale sì da fare invidia all’Alitalia. Presto, grazie agli sforzi profusi nella modernizzazione dell’economia nazionale, il Kazakhstan entrerà nella WTO, mentre è presente sulla scena internazionale con la sua politica della “multivettorialità” (una forma di multilateralismo attivo e propositivo con tutti i suoi vicini e le grandi potenze).

ICE e Ministero per il Commercio Estero sostengono fattivamente le vostre attività?

Solo recentemente si sono stabiliti contatti tra Bonatti S.p.A. e tali istituzioni. Dopo primi anni caratterizzati da incomprensione tra la nostra Società e l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, dovuta a una reale inconsistenza del ruolo dell’ICE in Kazakhstan e ad una più generale estraneità nei confronti del settore gaspetrolifero ed edilizio, Bonatti ha rinsaldato i legami con i vertici ICE partendo dal tema della formazione. Chi vi risponde proviene infatti dai corsi di formazione manageriale istituiti dall’ICE e dalla Scuola Superiore di Economia e delle Finanze di Roma, i quali hanno a suo tempo firmato convenzioni di stage con l’azienda.
Ma non è tutto. Stiamo organizzando insieme una serie di iniziative legate alla sponsorizzazione e alla promozione delle attività italiane in Kazakhstan. L’Italia all’estero, prima ancora della moda e dei prodotti agroalimentari, è campione nella meccanica e nel settore delle costruzioni: per questa ragione, in un Paese dove i due terzi degli IDE sono consacrati al settore gaspetrolifero, l’ICE non può restare a guardare ma agire proattivamente a favore dei propri operatori italiani. Ecco perché, per la prima volta in 7 anni, l’ICE comparirà quest’anno con un proprio stand alla Fiera Internazionale dell’Oil & Gas di Almaty – il KIOGE – prevista in Ottobre, mentre noi, membri e principale sponsor dell’Associazione Italia-Kazakhstan, contiamo di stare al fianco delle istituzioni ministeriali italiane votate all’internazionalizzazione affinché prenda corpo l’iniziativa di creare una camera di commercio italo - kazaka, oltre che il progetto di istituzione di distretti italiani dell’Oil&Gas in Kazakhstan.

Sappiamo che la Bonatti è parte dell’Associazione Italia-Kazakhstan: ci vuole parlare di questa iniziativa?

Come dicevo, Bonatti sostiene l’AIK e lo fa da diversi anni. Si proietta attivamente nei confronti di tutte quelle iniziative che coinvolgono il Kazakhstan e ne prevedono la partecipazione imprenditoriale. L’Associazione è nata su invito dell’Ambasciata kazaka in Italia e dello stesso Presidente Nazarbayev, coinvolgendo i primi fondatori tra l’ENI, la Saipem, Snamprogetti, Assolombarda ed altre. Quello che il Presidente ing. Paolo Ghirelli ha definito con il termine di “volontarismo spontaneista”, è lo stile del pensiero operativo dell’AIK, che vede nel Paese centroasiatico un immenso calderone di opportunità. Opportunità che stiamo cogliendo su più fronti, dal settore gaspetrolifero, impiantistico ed edilizio alla formazione di personale, fino agli scambi culturali tra i due Paesi.

Se dovesse consigliare un investimento in Kazakhstan a un’altra azienda italiana, verso quale tipologia di imprese si indirizzerebbe?

Cinque sono i settori sui quali suggerirei di puntare a un investitore italiano interessato alle enormi potenzialità del Kazakhstan: l’agricoltura, lo sfruttamento delle materie prime, la metalmeccanica, la costruzione di infrastrutture e servizi, la moda.
L’agricoltura, perché il Kazakhstan, che già durante l’epoca sovietica forniva insieme all’Ucraina immense quantità di grano, ne è oggi uno dei principali fornitori al mondo.
Altra potenzialità del paese è lo sfruttamento di materie prime, delle quali il Kazakhstan è ricco. Il sottosuolo contiene 99 elementi della tabella di Mendeleev: 70 di essi sono scoperti, 60 messi in produzione. Per citarne soltanto alcuni, il Kazakhstan è al primo posto per i giacimenti di zinco, tungsteno, barite; al secondo posto per argento, piombo cromo: al terzo posto per il rame; al quarto posto per il molibdeno; al quinto posto per l’oro nella CSI. È al primo posto per l’estrazione di cromo, zinco e piombo. And last but not least, gas e petrolio fanno da settore trainante all’economia, pertanto in via di diversificazione.
Altro settore interessante è la metalmeccanica; è di questo mese, ad esempio, la notizia che la General Motors sta installando uno stabilimento produttivo per la produzione di Chevrolet. Anche la Nissan sta progettando di aprire una linea produttiva in Kazakhstan (il mese scorso, la casa automobilistica giapponese ha inaugurato il proprio ufficio di rappresentanza nel Paese).
Settore importante su cui investire è anche la costruzione di infrastrutture e servizi: come già detto, il Paese deve collegare meglio i suoi centri più importanti.
Infine, la moda: l’arricchirsi di nuovi ceti sociali e la crescente sensibilità nei confronti del gusto italiano sta portando molti operatori italiani del settore in Kazakhstan. Solo qualche giorno fa – era il 21 Giugno 2007 – si è tenuta a Almaty la manifestazione sulla moda, la cosmetica e l’arredamento italiani, denominata “Bravo Italia”, organizzata dalle Camere di Commercio di Modena, di Milano e dall’ICE.

Quale l’atteggiamento dell’opinione pubblica kazaka verso le aziende italiane che operano nel paese?

Per quanto riguarda Bonatti Spa, posso dire che essa sta dando lavoro a un migliaio di cittadini kazaki, alcuni dei quali, dopo essersi formati nelle nostre apposite strutture di training – i cui attestati sono riconosciuti e certificati dall’ente nazionale GGTN – ricoprono ruoli di forte responsabilità nei cantieri e negli uffici (uno fra tutti, il responsabile all’Health Safety and Environment di Karabatan-Bolashak). Da anni, ormai, conduciamo con loro ogni tipo di lavoro, di gestione dei cantieri, amministrazione degli uffici centrali e quanto concerne la logistica. Il giusto peso dedicato al local content in Kazakhstan si esprime appunto nella percentuale di dipendenti kazaki che Bonatti assume nel pieno rispetto della legislazione sociale e delle indennità sul lavoro: l’85,2%. Il loro salario, vorrei aggiungere, è tre volte superiore alla media nazionale. La nostra società in pochi anni si è radicata con successo, ma persegue ancora con convinzione sulla via della localizzazione nel territorio, combattendo la selva di vincoli amministrativi che ancora frenano certe iniziative di sviluppo.

Leggi anche: "Uno sguardo al Kazakhstan: tra istanze di rinnovamento e diplomazia dell’energia"

14-Lug-2007

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