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Il premio Nobel Muhammad Yunus propone alle imprese il "Social Business"

Il banchiere dei poveri chiede ad una platea di oltre 2.000 manager intervenuti al World Business Forum 2008 di contribuire a far sì che “la povertà esista solo in un Museo della Povertà”, perché “se ha senso per ognuno di noi, allora si può fare”.

di Elisa Scarcella


Muhammad Yunus,
Fondatore di Grameen Bank.

Con un intervento su “Leadership e Cambiamento” Muhammad Yunus ha letteralmente rapito l’attenzione (e i cuori) della platea di oltre 2.000 manager che hanno preso parte ai lavori del World Business Forum 2008, promosso da HSM presso il Milano Convention Centre.
La povertà come una creazione artificiale, il concetto multidimensionale di imprenditoria, microfinanza e microcredito, superamento del concetto di donazione per arrivare all’applicazione del modello del social business: questi i concetti ed i temi sicuramente inusuali e esposti con pacata fermezza ed orientale serenità dal Premio Nobel per la Pace 2006 Yunus, il “banchiere dei poveri” (dal titolo di un suo libro diventato celeberrimo pubblicato in Italia nel 1998 da Feltrinelli) bengalese che gira il mondo nel tentativo di trasferire la propria visione del “making money”, ritenuta da molti non applicabile al proprio business, in una realtà a vantaggio del mondo intero, non solo degli happy few.
Nato nel 1940 a Chittagong (Bengala Orientale), Yunus ha ottenuto nel 1970 il Dottorato in Economia alla Vanderbilt University, negli Stati Uniti. Nel 1972 è diventato capo del dipartimento economico dell'università di Chittagong e nel 1983 ha fondato la banca Grameen, di cui è Amministratore Delegato, con la quale ha dato il via al modello rivoluzionario del microcredito, argomento su cui ha presieduto a Washington la prima conferenza mondiale, nel 1997, e che ha applicato anche attraverso la creazione di molte società in Bangladesh, tra cui Grameen Phone, Grameen Capital Management, Grameen Textile, Grameen Business Promotion.

“Ogni essere umano – ha spiegato Yunus al World Business Forum 2008 –  ha le potenzialità per diventare imprenditore, ma spesso non riesce a metterle in pratica a causa dei meccanismi del sistema, e rimane schiacciato da una povertà da cui non riesce a riscattarsi e che tramanda per intere generazioni. Il mio impegno nella lotta alla povertà si è concretizzato visitando centinaia di villaggi del Bangladesh e dando in prestito  piccole somme di denaro, generalmente dai 12 ai 20 dollari; somme non donate come gesto di carità ma prestate, affinché potessero essere investite in progetti imprenditoriali, con l’accordo, solo verbale, che mi venissero restituite senza interessi e limiti di tempo, una volta fruttato il prestito. Questo processo ha seguito una logica economica che consiste nel guardare una banca normale e fare tutto il contrario, cioè concedere prestiti a chi è  poverissimo e non ha garanzie di poter restituire il prestito, persone che non potrebbero quindi accedere al credito classico. Con il microcredito non solo abbiamo restituito dignità alle persone più povere ed emarginate, ma abbiamo avviato un circolo virtuoso e permesso anche ricadute sull'emancipazione femminile, avendo fatto leva sulle donne per creare cooperative e promuovere il coinvolgimento di ampie fasce della popolazione”.

Grazie al suo impegno nella lotta alla povertà attraverso il microcredito, il Professor Yunus fino ad oggi ha ricevuto svariate lauree onorarie da prestigiose università, premi ed onorificenze in tutto il mondo, tra questi, il World Food Prize dagli Stati Uniti, il Man for Peace Award dall’Italia, il Prince of Asturias Award dalla Spagna, la carica di Ambasciatore di Buona Volontà Internazionale per l’UNAIDS nel 2002 e Legion d’Onore dal Presidente francese Chirac nel 2004, fino al menzionato Premio Nobel per la Pace nel 2006 perché "attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo", si legge nelle motivazioni scritte dalla giuria che ha assegnato il Nobel “La pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino mezzi per uscire dalla povertà" continua la motivazione "il microcredito è uno di questi mezzi”.

Con la distribuzione dei redditi nel mondo, gli affari e la pace, noi “Creiamo ciò che desideriamo - ha proseguito Yunus al World Business Forum 2008 – perché noi non siamo solo consumatori, siamo creatori del mondo e se questo ha senso per ognuno di noi, allora si può fare. La povertà è una creazione artificiale, frutto dei meccanismi di un sistema governato da pochi, in primis dalle banche, e le conseguenze si vedono in periodi come questi, in cui l’economia va male e a farne le conseguenze sono i poveri, anche se non ne sono responsabili. Il mondo va avanti con il denaro: hai bisogno di un dollaro per ottenere un dollaro ma nessuno ti vuol dare il primo dollaro. E questo è un peccato, un insulto al genere umano. Tutti sono imprenditori, se gli viene data la possibilità di farlo. Noi oggi diamo credito ad oltre 400.000  mendicanti che ora possiamo chiamare “mendicanti part-time” proprio perché abbiamo scelto di non fare loro la carità, che può portare loro un beneficio solo nell’immediato, ma di dargli una possibilità di riscatto attraverso un prestito, in grado di portare benefici a medio-lungo termine. Siamo partiti dai primi 42 poveri, che ho aiutato personalmente, spendendo in tutto 27 dollari. Oggi, a distanza di 30 anni, con la Grameen Bank, siamo in grado di garantire crediti a 7 milioni di persone, il 97% delle quali sono donne che vivono in 73.000 villaggi in Bangladesh, un Paese dove non funziona nulla ma dove il microcredito funziona come un orologio svizzero. Altri progetti di sostegno alla creazione di banche etiche, sono in corso in Zambia, Costarica, Guatemala, Cina, Bosnia e anche in Kosovo, dove per la prima volta siamo stati invitati dalla italiana Missione Arcobaleno”.

Oggi il capitale della Grameen Bank ammonta a 6 miliardi di dollari, con un tasso di rientro per i prestiti supera il 99%. Importante considerare che gli investitori della ''banca del villaggio'' sono gli stessi debitori incoraggiati ad acquistare quote dell'istituto di credito diventandone comproprietari.
Nel corso del World Business Forum Yunus ha portato due esempi di social business: la costituzione nel 2006 della Grameen Danone Foods, finalizzata alla vendita a basso prezzo di prodotti arricchiti di elementi mirati a colmare le carenze nutritive dei bambini residenti nelle aree rurali e in grado di portare in 20 mesi miglioramenti significativi della salute, e un accordo siglato tra la Grameen bank e il gruppo francese Veolia Environment mirato a vendere a basso prezzo (10 litri per un penny) acqua potabile da vendere nelle aree più povere del Bangladesh e proveniente da fabbriche create in loco, così da rispondere, in una mossa sola, al duplice obiettivo di fornire acqua pulita ed  alimentare il mercato del lavoro locale.
Esempi che ha portato anche nell’ottobre 2007 in una memorabile visita al top management Microscoft, direttamente nel quartier generale di Seattle, dove come narrano le cronache locali, “entrato come un piccolo uomo dalla voce pacata proveniente dal Bangladesh, è uscito da rock star”, trasmettendo l’idea di un nuovo mondo. Un’idea, spiegata anche nel nuovo libro di Yunus “Creating a World Without Poverty: How Social Business Can Transform Our Lives”, che deve aver trovato davvero ampi consensi se si pensa che proprio l’ex top executive Microsoft Paul Maritz è oggi presidente della Grameen Foundation, con sede a Washington, D.C.,  che ha l’obiettivo di esportare il modello del social business al di fuori del Bangaldesh.

Creare un collegamento tra filantropia e business è possibile, proprio attraverso il social business. “Alcune persone – ha spiegato Yunus al World Business Forum 2008 – si chiedono se questa sia l’idea di un uomo folle. La mia risposta è che le persone in realtà siano più folli ancora quando danno via il loro denaro. Io invece parlo di investimento. E questa non è un’idea folle, è il social business”. E’ la microfinanza, un’arma economica e misurabile per combattere la povertà.

11-11-2008


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