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Strutturare i processi: la nuova frontiera di marketing e comunicazione

Implementare una soluzione di Innovation Competitiveness Technology a sostegno dei processi di comunicazione e di marketing può essere un processo rischioso oltre che molto complesso. Ma un direttore comunicazione o marketing oggi ha l’opportunità di dotarsi di strumenti che riducono concretamente il time-to-market di ogni progetto, con risultati che possono arrivare senza sforzi al 40%.

di Luca Leonardini

Perché affrontare il tema della strutturazione dei processi di comunicazione e di marketing? Perché scegliere l’argomento di soluzioni informatiche integrate concepite per la comunicazione d’impresa e per il marketing globale? A mio avviso perché si tratta dell’ultima frontiera rimasta a disposizione di molte aziende per salvarsi da un baratro ineluttabile, che si avvicina a velocità sempre più sostenuta per via dello scatenarsi di due effetti simultanei e indipendenti. L’effetto valanga dell’esplosione delle tecnologie Web 2.0. La situazione globale del mercato in forte contrazione negli ultimi anni.

Fuori dal nostro paese, già da molto tempo le aziende più lungimiranti hanno intuito che la strategia dei tagli indiscriminati non avrebbe pagato sul lungo periodo. Ecco perché al di là delle Alpi e dell’oceano, da anni molte aziende si sono adeguatamente strutturate con soluzioni di Innovation Competitiveness Technology.

Qual’é la situazione in Italia? Nel nostro paese l’acronimo ICT viene letto ancora alla vecchia maniera: Information Communication Technology. Si tratta di un concetto che non viene percepito ancora come la potente leva strategica quale é al servizio della crescita e dello sviluppo dell’azienda. Nel resto del mondo invece ICT è un concetto chiaro che significa potenziare il margine competitivo innovando attraverso la tecnologia. Come reagiscono i dirigenti responsabili italiani? Quasi sempre allo stesso modo: “ci siamo già strutturati in queste aree”. Di fatto, è triste ammetterlo, alcuni non colgono neppure il problema e quel che è peggio molti fanno finta di non capire in quanto la loro scelta, in assenza di una visione strategica, privilegia i problemi della gestione ordinaria.

Se in un’azienda la persona preposta ad assicurare l’ottimizzazione ed il costante miglioramento della propria area funzionale di concerto con altre aree, non recepisce questo messaggio, le chance di creare innovazione sono misere.

Ma in che modo una soluzione di Innovation Competitiveness Technology, può aiutare l’ottimizzazione dei processi di comunicazione e di marketing di aziende che vendono prodotti o servizi sui mercati internazionali?
Per esempio, dotandosi di una soluzione capace (affiancandosi ai sistemi presenti di ERP, di CRM, di PLM, di CMS) di pubblicare in tempo reale i contenuti della comunicazione e del marketing in tutte le lingue desiderate e su ogni tipo di output.
Significa predisporsi per distribuire e pubblicare tutto, in ogni lingua desiderata, a partire da un unico sistema. Ma pubblicare dove? Sul sito web aziendale, sugli smart phone, sui social network, pubblicare le presentazioni multimediali, le brochure istituzionali, i cataloghi prodotto, le riviste aziendali, le riviste per i clienti e via dicendo.

Semplice da dire, ma estremamente difficile e anche rischioso da realizzare in concreto. Tuttavia, non è impossibile. Un direttore della comunicazione o del marketing oggi ha l’opportunità di dotarsi di strumenti che riducono concretamente il time-to-market di ogni progetto di una percentuale che può arrivare senza sforzi al 40%. Pensiamo allo stesso direttore che con il medesimo strumento centralizza le funzioni ed i processi di business necessari per i suoi progetti ed a rende i processi trasparenti in termini di gestione dei costi e dei tempi.

Una soluzione di Innovation Competitiveness Technology per le aree del marketing e della comunicazione, aumenta l’efficacia e l’efficienza del lavoro quotidiano di ogni operatore coinvolto nella catena del valore senza andare a modificare minimamente l’oggetto del lavoro quotidiano. Alla fine é questo il vero valore aggiunto: permettere di valorizzare tutte le attività che nella quotidianità producono valore per l’impresa, cercando di eliminare completamente tutte le attività che invece non producono valore.

E’ noto che la percentuale delle attività che non producono valore in azienda è molto elevata (con facilità può superare la metà del tempo e spesso in alcuni settori, è più vicina al 100% che non al 50%). Ma perché sollevare ora questo argomento? Per ricordare a molti una cosa molto semplice: ché un’azienda che non produce valore con le sue attività, sta sprecando il suo patrimonio (umano in primo luogo ed economico-finanziario in secondo luogo). Perché i suoi clienti (ed i suoi fornitori) sperimentano quotidianamente sulla pelle il prezzo ed il peso della “non-qualità”. Perché al suo interno ci sarà un turnover di personale molto elevato. Perché alla fine, l’immagine che l’azienda proietta sul mercato sarà molto opaca.

Implementare una soluzione di Innovation Competitiveness Technology a sostegno dei processi di comunicazione e di marketing può essere un processo rischioso oltre che molto complesso. Tuttavia, il livello di difficoltà è funzione della solidità della visione strategica dei proprietari dell’azienda (in primis) e dei dirigenti o responsabili. Quando esiste una solida visione strategica e quando questa è patrimonio condiviso in azienda, tutto è più agevole. Non certo facile. Integrare una soluzione di Innovation Competitiveness Technology corrisponde ad accettare di modificare il modo di concepire il lavoro quotidiano. Cambiare il modo di lavorare senza tuttavia mai giungere a modificare l’oggetto e l’essenza del lavoro. Chi per primo ha capito questo concetto ha assicurato alla propria azienda un cospicuo vantaggio competitivo nei confronti dei suoi concorrenti che continuano a leggere ICT alla vecchia maniera.

17-6-2010


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