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Mahan Tavakoli: le idee ci sono, ora serve la strategia.

Secondo il Vice Presidente di Dale Carnegie® Training, la leadership si costruisce con le idee, ma saperle realizzare è il vero vantaggio di un manager. L'intervista di Eccellere al manager americano.

di Enrico Ratto


Mahan Tavakoli,
Vice Presidente
Dale Carnegie® Training.

Nel 1912 la formazione manageriale era già una priorità secondo la Dale Carnegie® Training. E’ in quell’anno, infatti, che nasce la società americana specializzata in Business Training, consulenza e formazione. Dale Carnegie, il suo fondatore comprende che per vendere e produrre al meglio, nella società americana dei primi del secolo scorso, è necessario comprendere, interpretare e soddisfare le aspettative aziendali e personali.
Ancora oggi, lo slogan di Dale Carnegie® Italia è “Sviluppiamo il fattore competitivo della vostra organizzazione. Le persone”.
Le persone non solo al centro dell’organizzazione aziendale, ma vero elemento di vantaggio rispetto ai competitor, prima ancora di un buon marketing, di un eccellente prodotto e di un buon posizionamento sul mercato. Perché prima dei concetti e delle strategie, prima del “what”, vengono le persone, viene la variabile “who”.
Eccellere ha incontrato al World Business Forum 2008 di Milano, Mahan Tavakoli, Vice Presidente di Dale Carnegie® Training (200 sedi nel mondo di cui una in Italia, 600.000 persone iscritte ai programmi di formazione).

Signor Tavakoli, quale è la via più breve per risolvere un problema in un mondo sempre più dinamico?
Spezzettarlo in più problemi. E’ questo ciò che insegniamo, ed è questa la strada che porta più rapidamente alla risoluzione del “grande problema”. Imparare che nel business di ogni giorno ogni grande questione può essere suddivisa, delegata, e la delega può essere controllata.

Per delegare è necessaria molta capacità di leadership. Il potere si conferisce ancora?

Il potere si produce. Oggi un buon leader ha moltissime informazioni a disposizione, ma ha anche moltissimi collaboratori. Se dovessimo rappresentarlo, disegneremmo una grande testa con molti tentacoli. Il problema oggi per un leader è questo: non avere le informazioni, ma ottenere la giusta informazione.

Avere la “giusta informazione” significa soprattutto saper scegliere il giusto collaboratore?

Esatto. Oggi il leader non è la persona che produce o che vende meglio. Ma è la persona che trova i collaboratori migliori e che li pone nella posizione migliore. Jim Collins diceva “First Who, then What”. Questo, a cascata, per tutti i gradini delle leadership. E non dimentichiamo che la leadership non è solo tra i “top”. La leadership è in ogni manager.

E l’antica concezione secondo la quale il leader, il buon manager, deve prima “saper fare”, poi “saper gestire”?

Penso che oggi un buon manager non debba per forza avere competenze economiche, finanziarie, produttive. Insomma, competenze operative. Penso che il suo compito, e il campo su cui si vince la partita, sia saper pensare meglio degli altri.

Essere creativi è importante, dunque?

Sì, per un leader è importante saper generare idee nuove. Ma poi viene la seconda parte del lavoro: saper trovare la strategia per metterle in pratica. Nel mondo di oggi non c’è scarsità di idee, anzi, queste molto spesso vengono condivise attraverso i mezzi di comunicazione, i social network, i brainstorming virtuali, e arrivano anche alle aziende più importanti. Inoltre, oggi, grazie alle nuove tecnologie, le persone che collaborano con il manager possono apprendere più rapidamente. Ma poi il problema per un manager è saper trovare la migliore strategia per dar seguito a queste idee.

5-11-2008


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