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Il Cfo in Italia: quali difficoltà e opportunità nella crisi dei mercati?
La Legge sul Risparmio introduce in Italia il CFO: dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili e societari. Ciò nasce dall’esigenza di creare una figura che sia garante dell’andamento economico finanziario delle società verso i portatori d’interesse. Ma quale ruolo in azienda per questo Dirigente?
di
Anna Curci
La Legge sul Risparmio ha introdotto in Italia il Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili e societari, una figura che richiama il CFO di matrice anglosassone i cui compiti e responsabilità sono descritte e sancite dalla Sarbanes Oxley Act. La “legge affida maggiori responsabilità ai manager relative alle informazioni contabili; per queste il dirigente è incaricato a predisporre adeguate procedure amministrative e contabili per la redazione del bilancio e scrivere una dichiarazione che ne attesti l’effettiva applicazione finalizzate a garantire l’adeguatezza e la veridicità delle informazioni contabili diffuse al mercato.
Queste riflessioni sorgono alquanto opportune in un contesto di sfiducia dei mercati generata da una carenza di trasparenza e una distorsione nelle comunicazioni esterne. È innegabile che in molti strati della società si stanno consolidando esplicite preoccupazioni per le conseguenze negative che si possono manifestare nell’ambiente, nelle relazione sociali e nella qualità dell’esistenza quando le aziende utilizzano il proprio potere in maniera non responsabile. Per tale motivo sempre più spesso vengono posti al centro dell’attenzione generale temi quali i diritti degli azionisti, la trasparenza e l’accontability del board e del management nei confronti degli stakeholders e la responsabilità sociale.
Il processo di evoluzione del CFO muove dall’esigenza di creare una figura che sia garante dell’andamento economico finanziario delle società verso i portatori d’interesse che in essa hanno investito a dalla quale attendono informazioni precise, creando un flusso comunicazionale più trasparente fra la società e il mercato in modo da ricostruire la fiducia degli investitori ormai delusi.
Si è passati, quindi, da un sistema in cui le garanzie erano puramente reali ad un sistema di garanzie personali secondo il quale gli amministratori sono sanzionati, penalmente e civilmente, in caso di false comunicazioni sociali o nel caso in cui hanno operato in situazione d’interesse conflittuale. Il rovesciamento del sistema di garanzie ha comportato inevitabilmente una forte attenzione ai sistemi di controllo interno e ai modelli di governance come uniche soluzioni per dominare la complessità dell’ambiente esterno cercando un equilibrio stabile fra l’organo di gestione, l’organo di controllo e gli investitori. Pur volendo rispecchiare la figura del CFO, il dirigente preposto in Italia incontro delle differenze sostanziali di natura organizzative e sociali che rispetto ai paesi anglo-americani.
In primis le dimensioni aziendali italiane non sono comparabili con quelle degli USA o di altri paesi Europei;. il tessuto aziendale italiano si caratterizza per la presenza di piccole e medie imprese prevalentemente di proprietà di una famiglia che, in molti casi provvede anche alla gestione e al management; non siamo in presenza di grandi società il cui capitale è frammentato e diffuso fra una miriade di azionisti. Questo comporta un’articolazione interna della responsabilità più semplice e soprattutto fondata più su legami “familiari” che formali.
Un secondo aspetto riguarda i modelli organizzativi: in alcune aziende quotate italiane vi è separazione tra le competenze amministrative, finanziarie e di controllo; per arrivare alla responsabilità totale bisogna risalire fino alla Direzione Generale e non ad un Consigliere Delegato che, in teoria si avvicinerebbe al CFO di matrice anglosassone.
In Italia, inoltre, la funzione di controllo interno riferisce al collegio sindacale e all’audit committee, al contrario di quanto accade nelle società americane dove il CFO è il responsabile ed è allo stesso che fa riferimento internal auditing.
Nelle aziende di matrice anglosassone il CFO è al vertice della struttura;
1. è responsabile di tutte le attività amministrative, finanziarie e di controllo
2. partecipa alla riunioni del Board
3. supporta il CEO nelle attività di pianificazione
4. mantiene le relazioni con gli investitori
5. ha la responsabilità del sistema di controllo interno
Negli USA e in Inghilterra è attribuita una diversa valenza al Board ed il management ha maggiori responsabilità in tema di governo e di controllo dell’impresa (in Italia anche la recente riforma lascia immutata la responsabilità della predisposizione del bilancio al C.d.A.).
Ne consegue che quando si tratta di assegnare responsabilità al Direttore Amministrativo e Finanziario occorre analizzare con attenzione quanto sia effettivamente sotto il suo governo e sotto il suo controllo
Da ciò si evince la necessità prima di assegnare al nostro CFO puntuali responsabilità, di comprendere quanto sia effettivamente sotto il suo controllo, ricordando che la professione del Direttore Amministrazione Finanza e Controllo non prevede una mansione universalmente riconosciuta e ben diversa può essere la sua collocazione nella gerarchia aziendale.
E’ necessario costruire prima una struttura organizzativa e un sistema di relazioni simile a quella anglosassone in modo che la figura del CFO abbia lo spazio per operare. In caso contrario il CFO italiano rischia di trovarsi con molte responsabilità e pochi poteri.
11-2-2009
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