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La voce: una risorsa da potenziare
Benché molti probabilmente sappiano che la nostra efficacia come comunicatori dipenda per circa il 35% dall’uso della voce, siamo testimoni ogni giorno di quanto numerosi siano coloro che fanno un uso monotono di questo strumento.
di
Gilberto Visintin
Recentemente ad una conferenza ho constatato per l’ennesima volta la difficoltà dell’oratore di tenere alta l’attenzione, nonostante l’argomento fosse molto interessante, a causa dell’uso piuttosto maldestro della sua voce. Dopo una manciata di minuti mi sono accorto, e non ero il solo, che non seguivo più quello che stava esponendo: un vero peccato!
Quella sera ho avuto, per l’ennesima volta, la conferma che poche sono le persone che sanno parlare in pubblico tenendo alta l’attenzione.
Credo sia molto importante, per tutti coloro che fanno un uso professionale della voce, saperla usare in modo corretto per ottenere un maggior successo di pubblico e nelle relazioni.
La voce è uno strumento molto complesso e delicato che viene fortemente condizionato anche dagli stati emotivi. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la voce si può considerare lo specchio della nostra personalità: il nostro “strumento” voce se ben “suonato “ci permette una gamma infinita di espressioni: colori diversi, suoni diversi, corposità diverse. La nostra bocca è una cassa di diffusione dalle mille possibilità.
Parlando dovremmo sforzarci di dare corpo alle parole come se le dovessimo scolpire, dando il giusto spessore, il colore più idoneo, il ritmo più appropriato. Le pause, per esempio, sono molto importanti: senza la pausa non si avrebbe il ritmo, ma solo un suono continuo. No bisogna aver fretta di concludere una frase, un concetto. Un’appropriata sospensione aumenta l’attenzione di chi ci ascolta.
Se quando parliamo diamo alle parole lo stesso colore, lo stesso valore e lo stesso ritmo, diventiamo monotoni, provocando inevitabilmente un calo di attenzione.
Saper usare bene la propria voce significa conquistare oltre il trenta per cento in più di attenzione sullo standard medio d’ascolto: inoltre saper utilizzare la propria voce con efficacia, permette di divertirsi e di divertire. Se osserviamo i bambini mentre giocano o si relazionano fra loro, vediamo che si divertono a creare suoni, rumori; usano le parole colorandole in vari modi, gridano, piangono, ridono. Tutti esercizi che servono loro per impadronirsi, seppur empiricamente, della tecnica per “suonare” la voce, per esternare la propria creatività vocalica, soprattutto nei primi anni di vita, quando sono ancora immuni da inibizioni. Via via che crescono perdono la dimensione ludica dell’uso della voce, limitando e impoverendo, così, la loro gamma espressiva.
Educare la voce significa anche educare l’orecchio a percepire i suoni e a riproporli, poi, correttamente.
Far recuperare agli adulti la creatività vocalica risulta essere uno dei passaggi più delicati, non tanto riguardo all’insegnamento della tecnica di respirazione diaframmatica, quanto nel divertirsi a creare suoni, proprio come fanno i bambini, senza pudori e inibizioni. Vanno cercati gli stimoli giusti che mettano in condizione i partecipanti di rompere gli indugi per lasciarsi andare e recuperare così la loro creatività vocalica, magma indispensabile, al di là della tecnica, per recuperare le proprie capacità fonatorie. E’ chiaro che tutto questo si ottiene attraverso un percorso formativo mirato e ben articolato.
Fatta questa doverosa premessa, cercherò di approfondire il tema mettendo in evidenza quanto serve per impossessarsi della tecnica, che ci permette di usare bene i meccanismi e gli automatismi indispensabili per potenziare la propria voce e ad esprimersi al meglio.
Il metodo che ho sviluppato, grazie all’esperienza acquisita in tutti questi anni, si articola su quattro punti fondamentali:
• Respirazione diaframmatica
• Emissione corretta del fiato
• Emissione corretta del suono
• La fonazione
Focalizziamoci ora sulla respirazione. Grazie alla lunga esperienza professionale di lavoro con attori e cantanti, ho potuto constatare come alla base di una difficoltà fonatoria ci sia, molto spesso, una cattiva impostazione del respiro, che non supporta l’emissione della voce come si dovrebbe. Si è inconsapevoli di respirare in modo poco corretto, poiché respirare è l’azione più naturale, infatti lo è, ma per potenziare il nostro apparato fonatorio è importante acquisire la tecnica della respirazione diaframmatica.
Le basi per potenziare e migliorare il nostro modo di parlare, di esprimersi partono da qui.
Con una metafora si può dire che il respiro è il “carburante” della nostra voce: più aria si incamera nei polmoni e più potenza e durata diamo alla voce. Si può parlare a lungo senza sforzo, senza affaticare le corde vocali che sono sensibili e fragili: respirare meglio per parlare meglio.
Passiamo ora al secondo punto del metodo: emissione corretta del fiato . E’ una fase molto importante perché ci abitua ad espirare in modo corretto evitando alle corde vocali il colpo di glottide, che è molto dannoso ai fini dell’integrità delle nostre corde. E’ il passo che precede l’emissione del suono e delle vocali. Con l’emissione corretta del fiato ci si esercita a innescare tutti gli automatismi, in modo sincronico, utili poi all’emissione del suono, senza affaticare la nostra voce. E’ la stessa tecnica che viene usata dai cantanti, soprattutto quelli lirici. Insomma si parla in “soffiato”: si utilizzano tutti i meccanismi che servono per parlare, solo che i suoni, le vocali, le parole escono dalla bocca senza sonorità.
Una volta che si è acquisita questa tecnica si passa alla terza fase.
Emissione corretta del suono. E’ il momento più delicato e fondamentale del metodo. Si impara ad emettere suoni, vocali e parole in modo corretto, senza sottoporre le corde vocali ad inutili sforzi. In questa fase si misurano le capacità estensive e la potenza della voce. Un percorso molto articolato che serve non solo a potenziare le capacità estensive della voce, ma anche ad esercitare la bocca a trovare la giusta posizione soprattutto per quanto concerne l’emissione delle vocali. Si impara ad emettere il suono che, sostenuto dalla respirazione diaframmatica, fa vibrare le corde, senza strappi, in modo fluido, soprattutto all’inizio di una vocale o di una parola, in più ci si esercita a dare potenza e durata alla voce senza creare problemi di tipo fonatorio.
Quarto e ultimo punto del metodo è la fonazione . La voce, come ho descritto, dipende da diversi fattori: respirazione, emissione di fiato e di suoni e dalla corretta articolazione. Per la pronuncia delle diverse lettere sono impegnati muscoli diversi. Si ha quindi una differente localizzazione dello sforzo. La difficoltà sta nel trovare gli automatismi e i sincronismi tra respirazione, emissione del fiato, del suono con gli elementi dell’articolazione che sono la lingua, i denti, il palato, la mandibola, le labbra, ecc., che variano da lettera a lettera. Anche in questa fase, come nelle altre, una serie di esercizi mirati conducono a parlare in modo corretto ampliando la gamma delle capacità fonatorie.
Negli anni ho avuto modo di sperimentare questo metodo non solo con attori e cantanti, ma anche con professionisti e insegnanti, adattandolo alle loro esigenze. Quanti lo utilizzano possono constatare come le loro capacità fonatorie siano potenziate. Si impara a “suonare” la propria voce, esprimendo al massimo la propria personalità. Parlare diventa un momento creativo e non mera routine. La monotonia svanisce. La voce arrivava agli ascoltatori con i ritmi e le cadenze giusti, le pause azzeccate, le parole ben articolate con una precisa coloritura. Anche il linguaggio subisce una metamorfosi e rispecchia in pieno la personalità dell’oratore.
In conclusione, il potenziamento della voce è un percorso che si integra molto bene con la formazione per migliorare le proprie capacità di comunicazione e particolarmente per parlare in pubblico.
Voce, gestualità, mimica e capacità di costruire un discorso sono abilità che rendono “credibile” ed efficace ogni presentatore, anche se alla voce dedichiamo, forse, poca attenzione come ci testimonia il fatto che esistono in questo campo delle vere e proprie malattie professionali.
Impariamo, quindi, a “suonare “ lo strumento voce per noi e per gli altri, potremmo persino diventare dei virtuosi.
8-12-2008
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