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Le costruzioni come stimolo della ripresa: risorse e prospettive

Questo articolo propone una disamina delle azioni e delle risorse che il Governo ha mobilitato per incentivare gli investimenti in costruzioni sia nella componente residenziale che in quella infrastrutturale, e analizza la congiuntura del settore (traguardando anche l’anno in corso) i cui sviluppi risentono della stretta creditizia e della necessità di contenere la spesa pubblica.

di Giuseppe Pedeliento

Mai come in questi ultimi mesi il settore delle costruzioni è stato al centro del dibattito politico come leva per rilanciare l’economia e invertirne il ciclo negativo, forte della rilevanza che esso ha sia in termini di incidenza nel pil (quasi 11 per cento) che in termini occupazionali (circa 8 per cento della forza lavoro). Si stima infatti che ogni miliardo investito in costruzioni attivi un volume di affari di circa 1,8 miliardi e generi una crescita dell’occupazione di almeno 23 mila addetti. Ne è un esempio la politica economica anti-crisi messa in atto negli Stati Uniti che prevede un investimento federale in opere pubbliche per 131 miliardi (in aggiunta alle risorse statali ordinarie). Il Governo italiano – seppur con le note difficoltà di bilancio – continua a dichiarare di voler rilanciare il mercato sia nell’edilizia residenziale pubblica e privata che nelle opere pubbliche. Ma, da una statistica pubblicata nel Wall Street Journal a fronte di uno "stimolo" statunitense valutato nel 2 per cento del pil si è limitato a mobilitare risorse per lo 0,2 per cento con un “piano casa” partito con oltre un anno di ritardo e finanziamenti alle opere della “legge obiettivo” erogati con il "contagocce".
Nella realtà dei fatti solo poco più del 2 per cento delle risorse spendibili nel 2009 sarà destinato a investimenti in opere pubbliche a fronte di un 53 per cento destinato alle spese correnti e un 40 per cento portato via dal pagamento degli interessi passivi sul debito.

Secondo il “Quarto rapporto sullo stato di attuazione delle legge obiettivo” elaborato dalla Camera dei Deputati e dal Cresme sono state attuate, o lo saranno entro la fine del 2009, 51 opere “strategiche” delle 228 che costituivano originariamente il programma pari – in valore - al 9,5 per cento del totale, mentre il 59,5 per cento degli interventi programmati è fermo alla fase di progettazione. Per quanto riguarda il 2009 i fondi per le infrastrutture approvati dal Governo valgono poco più di 10 miliardi (di cui neppure 2,5 destinati alle prioritarie della "legge obiettivo") quasi tutti rinvenuti grazie alla riprogrammazione dei fondi Fas. Inoltre è stato aggiunto un elenco di piccole opere immediatamente cantierabili per 825 milioni che si va a sommare a 1,2 miliardi per interventi di edilizia scolastica e carceraria (e altri 4 finanziati dal decreto Abruzzo per la ricostruzione dopo il sisma dello scorso aprile).
Da un’analisi dei conti pubblici si desume – per il 2008 - un’insufficienza degli investimenti in costruzioni: poco più di 153 miliardi, un’incidenza del 10,9 per cento sul totale degli impieghi del pil a fronte di una media europea - a 15 Paesi - dell’11,7 per cento. Di questi, calcola l'associazione dei costruttori Ance il 18,7 per cento ha interessato le opere pubbliche, il 54,4 edilizia abitativa (25,8 per cento nuovi interventi e 28,6 per cento riqualificazione dell'esistente) e il 26,9 per cento edilizia non residenziale privata.
Un aggiornamento sulle risorse disponibili si può trarre dall’allegato infrastrutture del Dpef (Documento di programmazione economico finanziaria) 2010-2013 che dà il via libera a una serie di infrastrutture che alla fine dell’anno dovrebbe innalzare a 14 miliardi il valore delle opere in cantiere, secondo le stime del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra le opere prioritarie del Dpef vi sono oltre agli interventi straordinari per l’Abruzzo (quattro miliardi), la tratta ferroviaria ac/av Milano – Venezia, il “pacchetto” Expo 2015, la costruzione dei nuovi valichi del Brennero e del Frejus, l’asse ferroviario Napoli – Bari, gli hub portuali di Augusta, Taranto e Brindisi, il Ponte sullo Stretto di Messina...
Tra le grandi opere di importo superiore ai 100 milioni il primo intervento che è stato cantierato (lo scorso luglio) si segnala l’autostrada Brebemi per un valore complessivo di 1,7 miliardi interamente finanziato con la formula della finanza di progetto.
Quanto invece alla componente residenziale qualcosa sembra “smuoversi” con lo sblocco definitivo delle risorse da destinare alla realizzazione del “piano casa” con il quale – sostiene il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – sarà possibile realizzare centomila alloggi in cinque anni con un intervento iniziale di 200 milioni che diventeranno 550 con prossimi stanziamenti.
Un nuovo slancio, dal punto di vista della mobilitazione di risorse, potrebbe provenire sia dalle casse pubbliche (attraverso un’efficace/efficiente programmazione dei fondi resi disponibili dai programmi Pon - Piani operativi nazionali - e Por – Piani operativi regionali – finanziati dall’Unione europea i quali, se non programmati al più presto, rischiano di dover essere restituiti) sia dal settore privato incentivando adeguatamente la finanza di progetto e le altre forme di ppp arrivate a incidere – a tutto il 2008 – per circa il 20 per cento del totale delle opere pubbliche bandite in Italia.

Gli effetti della recessione sulle costruzioni

Seppur quello delle costruzioni sia un settore “anticiclico” per definizione, la recessione globale innescata nel corso del 2008 ha generato effetti considerevoli anche su quest’ultimo e ha travolto entrambe le componenti della domanda, sia quella pubblica che quella privata. La prima è costretta dai vincoli di spesa derivanti dal rispetto delle regole imposte dal patto di stabilità e dalla necessità di mettere un freno a un rapporto deficit/pil arrivato al 9,3 per cento nel primo trimestre del 2009, il valore più alto degli ultimi dieci anni; la seconda risente della scarsa propensione al rischio (e quindi all’investimento) da parte di imprese e famiglie e dal credit crunch delle banche che, in riferimento al settore delle costruzioni, si traduce in un duplice effetto: un primo, diretto, costituito da un calo sensibile dei finanziamenti per gli investimenti in costruzioni. Un secondo, indiretto, rappresentato dalla stretta delle banche nell’erogazione dei mutui (rispettivamente meno 8,6 e meno 13,9 per cento nel comparti residenziale e in quello non residenziale rispetto a un anno prima). A ciò si aggiungono i mancati pagamenti o i ritardi da parte della pubblica amministrazione che vanno ad appesantire ulteriormente una già rilevante tensione finanziaria delle imprese.
A preoccupare è soprattutto il ridimensionamento dell’edilizia residenziale (fino al 2007 motore dello sviluppo del settore) che sconta – più delle opere pubbliche - le distorsioni che la crisi dei mercati finanziari sta producendo sull’economia reale; per il 2009 si prevede una riduzione dell’11,4 per cento rispetto all’anno precedente degli investimenti in abitazioni sia di nuova edificazione (meno 19 per cento) che oggetto di recupero (meno 4,6 per cento). Al ridimensionamento dell’offerta si abbina anche un calo della domanda: il mercato immobiliare, dopo il picco del 2006 (circa 850 mila compravendite), a partire dal 2007 ha iniziato a contrarsi (meno 4,2 per cento) fino a riportarsi nel 2008 ai minimi del 2001 con 687 mila abitazioni (meno 15,1 per cento) oggetto di transazione.

Conclusioni
Per un effettivo rilancio del settore – affinché esso abbia un effetto di traino dell’economia in un momento di difficoltà e non zavorri il bilancio dello stato aggravando la spesa pubblica – sono necessarie alcune correzioni del sistema quali:
- una pubblica amministrazione che sappia programmare gli interventi compatibilmente con i vincoli di bilancio e con la logica della priorità e delle strategicità;
- un'imprenditoria privata che sappia cogliere occasioni di business accettando remunerazioni del capitale di rischio nel lungo periodo (e non nel breve come è tipico del mercato immobiliare, quando però "tira");
- infine – last but not least – un sistema creditizio che sappia non solo valutare i rischi ma anche assumersi quelli che gli spettano, ponendosi come "mediatore" tra amministrazioni pubbliche e imprese private.

23-7-2009

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