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L'Italia che innova: il progetto Side Leaders

Giorgia Petrini, 35 anni, imprenditrice dal 1995, scrive “L’Italia che innova”, un libro che racconta dieci esempi di imprenditori e manager italiani che hanno avuto successo, partendo da zero. Esempi per i giovani che oggi vogliono fare impresa o farsi strada per una posizione di leadership. Il libro però non è sufficiente allo scopo di Giorgia “cambiare il Paese”. È così che nasce il progetto Side Leaders. Tutto in pochi mesi.

di Alberico Moro

Giorgia, iniziamo dall’evento di febbraio?
L’obiettivo dell’evento di febbraio era presentare il mio libro “L’Italia che Innova”. Volevo fare una presentazione fuori dal comune, organizzando un evento che non fosse in una libreria. Volevo una cosa più coinvolgente emotivamente e dare una preview sul progetto Side Leaders, nato dalla stesura del libro. La prima parte dell’evento di febbraio era dedicata alla Tavola Rotonda con alcuni protagonisti presenti nel libro. C’è stata un’introduzione di Roberto Bonzio che, all’inizio, ha proiettato una presentazione: “Italiani di Frontiera”. E’ un suo grande lavoro realizzato in 7-8 mesi, facendo un viaggio in tutta l’America del Nord, in particolare nella Silicon Valley, durante il quale, con l’aiuto di un amico che studia lì e si occupa di ricerche antropologiche, ha raccontato case-histories di successo di italiani che sono andati lì a “fare impresa”, prendendo spunto da alcuni personaggi e storie che partono dal 1800. Mi piaceva l’idea di fare in modo che l’input contenutistico proveniente dal suo lavoro collocasse l’evento di febbraio in un format temporale sull’asse passato-presente-futuro. Il passato rappresentato, appunto, dal grande lavoro di Roberto (che in realtà percorre egregiamente anche parte del nostro presente migliore come italiani all’estero). Il presente dal mio libro e quindi da storie di italiani capaci e bravi, che ancora oggi siamo in grado di proporre. Il futuro era ed è rappresentato da storie come quella di Iosè Magno con il suo progetto Blucape, per le quali ho fortemente ideato il progetto Side Leaders, con lo scopo di far si che anche il nostro Paese impari prima possibile ad investire nell’innovazione più competitiva, puntando soprattutto al mercato globale, al valore che le giovani generazioni sono in grado di rappresentare per il nostro Paese e al merito concesso esclusivamente al talento, unico vero motore di oggi per uscire da questa grande crisi, che sta invadendo perfino le coscienze.
 
Passato, presente e futuro dell’innovazione?
Si abbinata al talento italiano e soprattutto ai giovani. Quello che abbiamo fatto in passato, quello che siamo in grado di fare oggi  e quello che dovremmo mettere in piano di fare in Italia nei prossimi 50 anni, per cercare di far emergere i giovani e il vero talento dalla pessima crisi nella quale ci troviamo a tutti i livelli: sociale, professionale, finanziaria e culturale. E’ una crisi che riguarda purtroppo anche tutti quegli aspetti che non aiutano in nessun modo chi, oggi, vorrebbe fare nuova impresa, dando valore al merito e alle competenze dei singoli. Se oggi un persona si sveglia e dice “voglio fare l’imprenditore” o il manager in una grande company non sa a chi ispirarsi, non ha dei modelli da emulare. Il libro si propone di dare dieci esempi che hanno avuto successo nei due ambiti, partendo da zero, che io nel libro metaforicamente chiamo “figli di nessuno”. Persone che non hanno alle spalle sette generazioni di imprenditori e non hanno ereditato chissà cosa dalla famiglia. Imprenditori e manager che sono riusciti a “farsi da soli”, dando esempi di leadership giovane e vincente su modelli di riferimento che, ad esempio, in America hanno permesso di far nascere aziende come Facebook e Yahoo, create da ragazzi giovanissimi premiati nel merito e nel talento da un Paese che, differentemente dal nostro, guarda avanti in un continuo confronto che ovunque è in grado ad esempio di relazionarsi al meglio con il mondo accademico, con le imprese e con una cultura estremamente competitiva.  Da noi, i ragazzi giovani hanno 2 soli modelli di riferimento quasi unici: calciatori e veline. Non che ci sia nulla di male, ma ora come ora, tolti i format da X-Factor alle Isole dei Famosi, il nostro Paese offre solo questo tipo di messaggio mediatico. Nella conoscenza media dei nostri giovani italiani, non esiste uno Zuckerberg inventore di Facebook che diventa un testimonial come Totti. Chi è in grado oggi in Italia di ispirare le giovani generazioni sulla base dell’emulazione, del confronto o dell’esempio del caso di successo se quello a cui puntiamo è solo un mondo artefatto che vive nello stereotipo del calciatore, della velina, del ballerino o del superenalotto? Da questo punto di vista, come diceva il ministro Meloni, presente all’evento di febbraio, anche Side Leaders punta a fare contro-informazione. In Italia l’eccellenza, il merito, l’ottimismo, la voglia di fare non fanno molto “notizia”, piuttosto tutto il contrario. Rappresentare un Paese solo e sempre in grigio non fa bene a nessuno. Esiste “un mondo diverso da questo” sulla base del quale prender spunto anche da chi è riuscito, può essere un ottimo inizio.
 
Quindi Side Leaders è successivo al libro? Come sono nati?
Ho iniziato a giugno 2009 a scrivere il libro, l’idea di Side Leaders l’ho tirata fuori a Natale, ha pochi mesi di vita, e in poco tempo ci siamo chiariti le idee, abbiamo strutturato un progetto, abbiamo fatto un evento e abbiamo portato un libro sul mercato. Abbiamo in piano di lanciare la prima Side Island nel giro di un anno e ce la metterò tutta per farcela prima.
L’idea del libro mi è venuta dopo un momento e un’esperienza durissimi, che nella prima parte nel libro lascio intuire. Momento successivo ad una serie di battaglie a vuoto, con prove evidenti di quella che è la situazione attuale. Quello che è successo a me, dopo tanti anni di impresa e di grandi sacrifici che tuttora continuo a fare, mi ha dato l’input iniziale, così una notte mi sono detta: “Non è giusto. Voglio poter dare agli altri quello che a me questo Paese per certi versi sta negando in cambio di raccomandazioni, amici degli amici, soldi e quanto di altro esiste a questo mondo da una vita! Nulla ha più valore dell’uguaglianza, del riconoscimento del merito e dell’emersione del talento: non è una questione che “riguarda me”, è un tema sul quale pesa l’intero futuro di una nazione e i NON risultati (di tutto ciò che accade inversamente a questo) li vediamo ogni giorno, purtroppo”. A me è stato fatto capire che stavo dando fastidio ad una serie di persone, personaggi, contesti e non ero gradita in diversi ambienti in quanto “figlia di nessuno”.
Quando si fa una scelta come la mia però l’obiettivo non deve essere quello di continuare a cercare conferme nelle difficoltà e nelle esperienze negative per aggiungere altre scuse alle scuse ordinarie, ma quello di rilanciare l’ottimismo. Se dopo una serie di esperienze negative ti dico “In Italia è così, punto”, non ti aiuto. Diverso invece è dire: “abbiamo un sacco di problemi, io stessa li ho passati, però ti presento 10 casi di successo che ti danno mille motivi per farti capire che anche in Italia si può e anche tu puoi. Piangersi addosso non è mai un rimedio”. Questo è il vero messaggio del libro. Non lo dicono persone con sette generazioni di aziende alle spalle e stipendi da milionari molto spesso immeritati. Lo dicono persone “qualunque”, molto vicine alla “realtà” e quindi molto più emulabili per le giovani generazioni. Questo è il motivo per cui ho scelto dei leaders sconosciuti al grande pubblico che fossero timonieri di realtà importanti ma e al tempo stesso toccabili, raggiungibili, emulabili e disponibili. All’evento del 19 febbraio, tutti sono stati molto contenti di aver potuto scambiare una parola con i protagonisti del libro e con me, , tutte persone che si pongono sempre in maniera costruttiva e con un grande sorriso sulle labbra. Questo credo sia stato molto importante e in linea con il messaggio del progetto Side Leaders.
 
Side Leaders?
Mentre scrivevo il libro, più o meno a metà, mi sono resa conto che i miei preziosi testimonials, facevano emergere, in modo pratico, analitico e costruttivo, i grandi problemi di questo Paese, nei confronti dei quali io stessa combatto da una vita, ma anche una visione estremamente prospettica di tutti i nodi che avremmo dovuto cercare di sciogliere per uscire dalla “gabbia dell’impallo” che in questo momento ci fa essere una nazione che regredisce allo stesso ritmo con cui gli altri Paesi crescono. Da questi spunti, nella stesura della seconda parte del libro e, in particolare, dall’incontro con Fabrizio Capobianco, ho capito che il libro doveva avere un seguito, non poteva restare un libro. Scrivere un libro, portare dieci casi di successo, dare qualche suggerimento e dire “questi ce l’hanno fatta, in bocca al lupo pure a te”, poteva non bastare. Mettendo insieme relazioni, network, esperienze di tanti anni, siamo riusciti a creare un progetto strutturato che si pone l’obiettivo di aiutare i giovani di prima generazione ad “inventarsi imprenditori”. Non è un progetto per semplificare la vita di a non ha voglia di fare niente. Il messaggio di Side Leaders è “La vita è dura, rimboccati le maniche per ottenere qualcosa che sia quanto di più vicino a quello che vuoi”. Noi cerchiamo di darti degli esempi per evitare di incappare nelle note dolenti in cui altri sono inciampati prima di te, non tanto in termini di errori quanto piuttosto per quel che riguarda gli “impedimenti di sistema”. Andando avanti, l’idea di “Side Leaders” si è consolidata, ne ho parlato con un po’ di persone, ho continuato a scrivere il libro e, nel frattempo, assieme ad una grande squadra di talenti che si sono aggregati tutti a questa idea, sull’onda dell’entusiasmo e del buon fine di questo progetto, ho iniziato a strutturarne il contenuto in un processo d’insieme che mirasse a far nascere delle “Side Islands” capillarmente diffuse sul territorio, in grado di poter coinvolgere Stato, imprese, giovani, scuole, finanziatori e comunità, in modo geograficamente radicato, così da poter amplificare al massimo le principali risorse di ogni contesto nel suo habitat naturale, legato ad una storia, a tradizioni particolari, al costume del posto e, come sempre, a punti di forza e/o di debolezza che, in particolar modo in Italia, sappiamo essere facilmente mutevoli e diversi da Nord a Sud. In Italia ci sono “grandi incubatori” che funzionano anche molto bene (basti pensare al grande lavoro di Riccardo Donandon con H-Farm), che tirano fuori delle idee e le mettono sul mercato con ottimi risultati (anche in questo caso molto spesso all’insaputa dei più), ma a livello sociale il messaggio è “limitato”, rimane nel “range” ristretto di chi consoce la materia. Quante persone in Italia ad esempio sanno che internet rappresenta un potenziale enorme nell’ambito dei nuovi mercati e che il fatto di saper cogliere l’opportunità non va necessariamente e sempre a braccetto con l’essere un “ingegnere informatico”.
 
Parlaci delle “Island”, degli incubatori.
Stiamo lavorando alla prima Side Island di Roma che speriamo di riuscire a far partire entro l’anno. L’obiettivo è che l’isola di Roma parta avendo già “maturato” un mini network costituito da: istituzioni locali e Stato, imprese e piccoli angels nuovi al mercato dell’innovazione in ambito high tech, start up di prima generazione che stiamo già esaminando, in un contesto selettivo di merito e potenzialità molto forte che vede Side Leaders come un puntatore di “absolutly bests and global”. Da Roma, che sarà l’Head Quarter della nostra operazione, nei successivi 3 anni, lavoreremo al resto del piano: le Side Islands territoriali con un asse di priorità sul nostro Sud, che ne ha davvero bisogno.  A questo proposito sto lavorando con tutti e in modo molto determinato anche con le istituzioni: se lo Stato non entra in maniera importante all’interno di un rinnovamento economico di questo Paese che punti sui nuovi mercati, sull’alta competitività, a livello globale, puntando sui giovani e sull’innovazione, le cose non potranno che peggiorare. Di investitori privati in Italia ce ne sono pochissimi per questo è necessario che lo Stato ci sia e che capisca che, entrando nel merito di certe cose, anche destinando meglio le proprie risorse, attribuendone il valore al reale merito e al vero talento, non sta “regalando” nulla a nessuno ma sta investendo per la propria nazione, sta costruendo un futuro migliore per i propri cittadini, sta lavorando per creare le condizioni necessarie ad una ricchezza sociale che sia finalmente percepita da tutti e sta rilanciando questo Paese a livello mondiale. L’opportunità di creare nuove aziende da parte dei giovani può voler dire sviluppo economico per i prossimi 20-30 anni. Oggi, per mille motivi (che come scrivo anche nel libro vanno dalla mancata conoscenza di certi strumenti ad un passaggio generazionale che fatica ad avvenire), se ne sottovaluta l’enorme potenziale e tutto ciò che questo comporta per la nostra economia. L’Italia è un Paese che tende alla “conservazione” e che ha paura di cambiare: piuttosto che investire nel nuovo, sana “il vecchio”, ma nel frattempo il resto del mondo investe sull’abbattimento del digital divide, sull’high tech, sull’energia, sull’ambiente. Il concetto di “Side Island” nasce quindi dalla volontà e dalla necessità di creare dei poli geografici localizzati, all’interno dei quali vi siano tutte le componenti necessarie ad utilizzare al meglio, valorizzandone il potenziale effettivo in ogni particolare zona del nostro Paese, la maggior resa possibile delle principali risorse disponibili.
 
Cosa significa per te innovazione?
Per me l’innovazione è uno “state of mind” uno stato mentale, per fare innovazione devi essere predisposto al cambiamento, al “bello e al cattivo tempo”, a quello che ti capita. Devi avere un atteggiamento innovativo per essere una persona innovativa. A livello concreto, saper creare circostanze e “condizioni per”. Da inventare c’è rimasto ben poco al mondo (l’ultima vera invenzione dell’uomo secondo me risale alla ruota), ma da rivoluzionare, stravolgere, migliorare, saper cogliere e ricostruire ci sono ancora tantissime cose. Per essere tale, l’innovazione di per sé deve essere universale (non solo per te ma per tutti) ed essere equamente distribuita sul pianeta e all’interno della comunità. Come dico sempre, una delle più grandi e recenti innovazioni per me è la Playstation3, un elettrodomestico unico con cui fai una serie di azioni “innovative, universali e distribuite” perché: la usano grandi e piccoli, “la capiscono” tutti, piace a tutti ed è in grado di fare in 50 cm di occupazione fisica una quantità di cose per le quali avresti bisogno di almeno altri 4 o 5 apparecchi - lettore BluRay (tecnologia peraltro brevettata proprio da Sony), lettore Mp3, lettore Dvd, connessione Wifi, Hard Disk esterno e non ricordo cos’altro! Pazzesco! E se ci pensi di quale azienda parliamo? Sony, una delle migliori sul mercato globale, che per tutte queste considerazioni è anche la mia preferita. L’innovazione, per essere davvero tale, implica uno stravolgimento delle cose e del sistema che si diffonde a tutto il resto, è virale (come Facebook o Google, non a caso entrambe fondate e cresciute da giovanissimi), è facilmente utilizzabile da molte persone, quasi da tutti. In senso più generale, l’innovazione è quella cosa per cui si riesce a mettere in pratica la capacità di generare nuovi contesti, nuovi servizi, nuove applicazioni, nuovi strumenti all’interno della comunità, per migliorare la vita di tutti in modo semplice, utile ed efficente. L’innovazione non è legata solo all’high tech o all’energia o al software. Anche una scarpa come Geox ha saputo essere una grande innovazione. La cosa davvero importante è investire bene risorse e soldi dedicandoli a chi è davvero in grado di portare la vera innovazione sul mercato e all’interno della comunità.
Nel mio libro c’è il caso di Iosè Magno, un imprenditore calabrese con un piede qui e uno in Silicon Valley, che per avviare una rivoluzione come quella di Blucape restando in Italia avrebbe bisogno di un bootstrap di 2 milioni di euro. Se paragoniamo questa cifra all’oltre miliardo di euro che il nostro Paese investe in progetti di innovazione (non meglio noti alla nostra comunità), è chiaro a tutti che saremmo in grado di investire meno e meglio puntando sui nostri migliori talenti fin da subito, invece che rincorrere cervelli italiani in giro per il mondo che non hanno intenzione di tornare qui. Idee del genere, che puntano al mercato globale e che sono realmente innovative, prese sul nascere, assistite, accompagnate e sostenute con capitali nostrani, hanno un valore intrinseco per la nostra nazione che potrebbe voler dire aprire aziende in grado di rilanciare occupazione, economia e posizionamento dell’Italia rispetto al resto del mondo, anche nel giro di tre anni!
Significa avere in Italia aziende che competono in un mercato globale e che entrano a gamba tesa sul progresso più spinto dei prossimi vent’anni che oggi è patrimonio indiscusso di Paesi come l’America e Israele che, nel giro di pochissimo tempo, mentre noi ci occupavamo di fare prestiti ponti all’Alitalia, è diventata uno dei migliori poli high tech al mondo. La Spagna ci ha perfino superati di almeno 5 anni nel settore energetico avvalendosi in parte di un Premio Nobel come Rubbia che noi abbiamo “mandato a quel paese” anni fa!
Tutti mercati che noi guardiamo ancora molto da lontano, con sospetto, di traverso, investendo male e scegliendo peggio!
 
Perché lo fai?
E’ una domanda che mi aspetto sempre e che non mi aveva ancora fatto nessuno.
1) Perché ci credo e, senza crederci, di cose belle e fatte bene nella vita se ne fanno poche;
2) Perché ho ancora dieci anni di “rabbia da scaricare”, ma con lo spirito di chi usa la bontà e la riconoscenza verso il prossimo per farlo, non il rancore, o peggio ancora la vendetta: le batoste che ho preso io non le merita nessuno e mai quando si tratta di difendere talento, uguaglianza e diritti umani
3) Perché penso che faccia bene al nostro Paese. Penso che in Italia ci sia bisogno di iniziare a pensare in grande e di farlo partendo dal basso, dai più giovani e dai più bravi.
Mi si spezza il cuore quando vedo ragazzi di 20 anni che, pur avendo un’infinità di qualità, non hanno un progetto di vita, non riescono a porsi un obiettivo perché sono demotivati dall’ambiente che li circonda, non sanno a chi ispirarsi, si sentono  persi in un contesto sociale che gli da apparentemente poche possibilità di reagire, non vedono alternative e abbandonano a priori qualunque ambizione personale. Sia chiaro, io sono severissima con quelli che non hanno voglia di fare un tubo: la generazione di oggi è piena di studenti universitari con 3 esami in 4 anni di corso che nel frattempo ambiscono a fare i ballerini, i cantanti, i calciatori o il Grande Fratello, ma ce ne sono anche tantissimi, dei quali nessuno “si prende cura”, che già a 18 o 20 anni, andrebbero “tutelati” come “materie prime” perché rappresentano il futuro delle generazioni che verranno dopo di noi e anni di storia di questo Paese ancora da scrivere.
Mi auguro davvero che Side Leaders diventi un progetto in grado di tenere i Italia i nostri geni migliori, di rilanciare l’economica, dare nuove speranze e aprire a tutti le porte del futuro. Fino ad ora ci ho messo soldi di tasca mia, tanta fatica, sforzi di tutti i tipi, tempo tolto alla mia azienda e il cuore, quello che davvero questo Paese ha smarrito. In sostanza, vorrei cercare di dare ai giovani quello che a me questo Paese non ha dato. Oggi mi sembra ancora peggio rispetto a quando io avevo 20 anni e se la mia esperienza, bella e brutta, può servire a chi la merita, sono pronta a perseguire una missione a vita. Vedo replicati al cubo, sui giovani di oggi, i problemi che io ho affrontato quindici anni fa, con l’aggravante che nel frattempo anche il mondo in cui vivono è diventato un “problema” sotto molti aspetti.
 
Stai pensando alla politica?
No, però arrivano proposte di continuo e da molte parti,  già da prima che scrivessi il libro. Ora poi passano intenzioni, “onde” e intuizioni che ovviamente recepiscono l’importanza di un progetto come Side Leaders calato all’interno delle dinamiche di oggi volte (almeno nelle intenzioni) ad un rilancio dell’economia, ad una politica che sappia investire sui giovani e all’importanza che il talento italiano svolge se si vuole ricreare un Bel Paese per tutti. Per ora, nulla che mi convinca, però ti dico che non la escluderei, da imprenditrice quale oggi ancora sono e resterò, se dovesse presentarmi “un Gantt” che mira davvero ad un obiettivo serio e responsabile..
Sono un giovane voglio fare impresa, ho l’atteggiamento giusto, vengo da Side Leaders.
Innanzitutto devi avere un progetto, possibilmente sempre e comunque e anche indipendentemente da Side Leaders. Secondo, poi, mi devi convincere del fatto che il tuo sia un progetto “Best and Global” e che tu non mollerai mai. Terzo, devi dirmi cosa ti serve e spiegarmi il motivo per il quale sei venuto da me. L’età non è un fattore determinante ma ovviamente la nostra “corsia preferenziale” punta innanzitutto a giovani e giovanissimi.
 
Perché questo limite di età?
Non è un limite, ma indubbiamente prima cominci e meglio è, per 2 motivi: il primo è comunemente affine a tutte le forme di talento per ovvi motivi (dal calciatore al musicista) e il secondo, riferibile ai modelli di ispirazione, serve a motivare leaders giovanissimi. Se a regime avessimo imprenditori di prima generazione che hanno 22-25 anni, il ragazzo di 18 sarebbe più incoraggiato. Il caso di Silicon Valley in questo senso è pieno di esempi del genere: i fondatori di Google, Facebook, Yahoo! (non a caso tutte nell’ambito high tech “Best and Global”) sono tutti giovanissimi e rappresentano un fortissimo “ideale di leadership” su quelli ancora più giovani di loro. Da noi, prendi il caso di Totti (ha iniziato giovanissimo ed è ancora molto giovane) e dimmi se non è “l’emblema del campione” di tutti i ragazzini che da grandi vorrebbero fare i calciatori? Paradossalmente, già riuscire a replicare “l’effetto Totti” nella New economy, significherebbe amplificare un’idea di possibile successo diverso nelle future generazioni!
 
Chi c’è in Side Leaders? Quali sono gli obiettivi? Come vi muovete?
Side Leaders è un movimento nato da circa due mesi. Attualmente è un’associazione costituita da circa 40 persone, tutte a spirito libero, ognuno con i propri soldi, le proprie iniziative e la propria volontà di sposarne obiettivi e missione. Ognuno di noi da valore alle proprie relazioni e al proprio network, sviluppato in tanti anni di attività E’ importante la capacità di mettere in comune esperienze e relazioni per poi renderle proficue per il progetto. L’obiettivo principale è quello di fare emergere il vero talento in un’ottica di “Bets and Global” puntando sui nuovi mercati ma anche mirando ad un risultato certo che sia alla fine in grado di portare la migliore innovazione sul mercato e di offrire ai giovani nuove opportunità. Side Leaders pone un progetto territoriale al centro dei propri obiettivi proprio perché mira a rivoluzionare il sistema-Paese. Non è un’iniziativa che stanzia fondi in autonomia per far partire start-up. Abbiamo un obiettivo sociale che punta ad entrare nel merito di tutte le sue componenti, dalla società civile alle istituzioni. E’ importante essere flessibili, avere pazienza ed essere costanti.
 
Tre-quattro consigli che daresti ad un neo imprenditore?

Il primo è non mollare mai, deve crederci, soprattutto in Italia. Il secondo è non “svendersi” perché si sente con l’acqua alla gola o perché teme di non avere un’altra chance. L’illusione di trovare in Italia un venture capital che in cambio dell’80% della tua azienda, pagato magari anche poco, ti faccia diventare un fenomeno se non lo sei, è molto diffusa. In questo senso, uno degli errori peggiori che si possa fare, è svendere il proprio progetto d’impresa, soprattutto se si è certi del proprio valore. Il terzo, immancabile, è essere eticamente corretti: siamo già pieni di terremoti che smontano case di cemento e sabbia, costruite da pirati più che da imprenditori. Continuo a sperare che si faccia ancora in tempo per invertire questa tendenza. Il quarto riguarda la predisposizione caratteriale: per essere imprenditori (contrariamente a quello che vediamo in televisione o che ci viene trasmesso dal gossip) bisogna essere disposti al sacrificio, all’impegno, al confronto, al sudore, alla fatica, alla costanza, alla pazienza, al duro lavoro, alla lealtà, al sentimento, alla passione e a tantissime altre cose che non si debbono necessariamente “avere da subito”, ma che bisogna sicuramente essere disposti a coltivare di continuo. Il confronto con gli altri è un altro elemento essenziale: essere disposti a mettersi in discussione e non partire mai dal presupposto che solo la “propria convinzione” dia un valore certo al “proprio successo”. Quasi tutta la mia esperienza imprenditoriale l’ho basata su questi elementi, eppure ogni tanto faccio ancora qualche errore! E ne vado fiera. In molti casi una riflessione “non tua” nasconde parte di una soluzione o arricchisce la tua linea di pensiero. Io dico sempre che senza la mia squadra non sarei nessuno. La ritengo una verità universale che contribuisce a creare contesti armonici, opportunità di crescita per tutti e poi ti da anche quel sano modo di non doverti mai sentire “arrivato”.

2-4-2010


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