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Marco Palmieri: in Piquadro borsa significa trasparenza e rigore.
Ad un anno dalla quotazione, l’azienda di Bologna non ha dubbi sulle sue scelte. Anche perché gli unici grafici fondamentali sono quelli dei negozi a ridosso del Natale. L’intervista di Eccellere al Presidente e AD.
di
Enrico Ratto
Marco Palmieri è stato selezionato tra i finalisti del Premio Ernst & Young 2008 “per aver utilizzato la leva finanziaria, in particolare ricorrendo al private equity e alla quotazione di Borsa, a supporto dell’economia aziendale”. In altre parole, un imprenditore distante dagli azzardi e dal denaro che genera denaro, e un'azienda che ricorre al finanziamento per crescere in termini di produzione, di mercati, di brand. Oggi Piquadro, fondata nel 1987 come produttore di articoli in pelle conto terzi, vende in Italia e all’estero direttamente al pubblico finale attraverso negozi monomarca e franchising. Dopo dieci anni di marketing e branding, oggi il suo marchio significa “design” prima che moda o lusso. “La moda è estetica e forma, il design è estetica e performance” spiega Marco Palmieri, Presidente e Amministratore Delegato di Piquadro, “in questa distinzione si leggono due target di acquisto diversi”.
E voi quale target avete?
In realtà i target non sono solo due. Credo che con le crisi economiche, quando viene colpito il potere d’acquisto del pubblico, i target si frammentino ulteriormente. Oggi il pubblico non si differenzia più tra chi può spendere e chi no. Ci sono molte altre sfumature, che per noi rappresentano opportunità.
Perché vi siete quotati?
Quando il marchio ha avuto visibilità, è uscito dalla produzione conto terzi, ed è arrivato un private equity che ci ha sostenuto e finanziato per vendere direttamente al pubblico, senza alcuna leva. Poi è arrivato un nuovo fondo. Un anno fa abbiamo scelto di quotarci per fare uscire questo secondo fondo. Oggi controlliamo quindi nuovamente la nostra azienda, con qualche onere in più in termini di trasparenza e rigore. Oneri che per noi rappresentano una straordinaria ragione di riflessione.
In questo momento, voi che siete azienda di puro brand e produzione, pensate di aver fatto la cosa giusta un anno fa a quotarvi?
Facciamo la classica differenza tra i mercati finanziari e l’economia reale. Noi non leggiamo ancora problematiche importanti, anche perché il momento fondamentale per noi sarà il Natale. Per una serie di ragioni che lo aspettiamo brillante, i numeri che ogni sera vediamo sui terminali dei negozi, e quindi i numeri delle vendite, non sono affatto male, come si poteva temere.
Parlando dunque di economia reale. Su che cosa state lavorando in questo momento?
Sull’estero e sui monomarca in Italia. Oggi i mercati più interessanti sono Cina e India. Tuttavia i programmi di lungo periodo oggi devono attendere, serve prudenza. Noi in questo momento stiamo ragionando sulle trimestrali. In questo la borsa ci aiuta…
In Cina si produce o si vende?
Non abbiamo mai fatto mistero della nostra produzione in Cina. Anzi, invitiamo i giornalisti a fare una visita ai nostri stabilimenti cinesi, dove si lavora cinque giorni la settimana, otto ore al giorno, e dove ogni dipendente può contare su un programma di welfare.
Voi siete un’azienda nata da 20 anni, ma da soli 10 siete un brand. Perché avete preso la decisione di uscire dalla produzione ed affrontare il mass-market?
Abbiamo prodotto per anni conto terzi con qualità elevatissima. Avevamo il desiderio di svincolarci da questo sistema, visto che gli standard di produzione erano di ottimo livello. Anche perché nella produzione conto terzi non c’era spazio per crescere, i margini si stavano riducendo molto. Abbiamo così deciso di posizionarci come brand.
30-11-2008
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Commenti
Commenti
Emanuele
| 9-5-2010 Spero che correttezza e rigore siano riservati anche agli azionisti di minoranza della societ, che non debbano vedersi privati del loro investimento con unOPA.
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