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HSM: con il World Business Forum insegniamo a collaborare. L'unico modo per essere competitivi
L'appuntamento annuale con il World Business Forum di Milano è un buon momento per fare il punto sulla preparazione del management italiano, e l'occasione per confrontarlo con i colleghi americani, europei, e con i preparatissimi manager provenienti dai paesi emergenti. Eccellere ha intervistato Enrique Azuaga, Ceo di HSM, organizzatrice globale del WBF.
di
Enrico Ratto
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Enrique Azuaga
Ceo di HSM
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La collaborazione è l'unico modo per essere competitivi. Da qui nasce l'idea, e il successo, del World Business Forum, organizzato da HSM, azienda internazionale che dal 1987 promuove eventi dedicati alla crescita e alla formazione del management in Europa, Stati Uniti e America Latina.
Il World Business Forum di Milano (il 29-30 ottobre si svolgerà l'edizione 2008) è diventato, dal 2004, l'appuntamento annuale che vede i leader mondiali dell’economia e del management discutere del futuro del management, dell'impresa, della competizione. Secondo Enrique Azuaga, CEO di HSM, "la partecipazione e la crescita del WBF di Milano sono la dimostrazione che la Business Community italiana è molto curiosa, aperta al mondo e in cerca di nuove idee e di modi differenti di fare le cose"
Dunque questi sono i motivi per cui HSM continua a credere in Milano e nella partecipazione dei manager italiani. Il World Business Forum ha visto una buona crescita negli ultimi anni?
Il World Business Forum è cresciuto molto negli ultimi anni. Non solo nel numero dei partecipanti, ma anche nella molteplicità delle iniziative ad esso correlate, ad esempio abbiamo dovuto cambiare la location per includere l’area espositiva e ospitare il Ciclo di Conferenze italiane. Si tratta di auditori tematici dedicate a specifiche tematiche di business che attraggono un pubblico diverso rispetto al WBF e costituiscono un’utile occasione di aggiornamento e interazione durante le pause, dando un ulteriore impulso al networking tra i manager presenti al Congresso e intervenuti per le diverse attività collegate.
Avete riscontrato differenze, in termini di partecipazione, tra il WBF di Milano e lo stesso evento in altre aree del mondo?
Il WBF di Milano, per quanto riguarda la partecipazione, è abbastanza simile ad altri eventi che organizziamo in Europa, Stati Uniti e America Latina. I manager italiani hanno dimostrato un elevato livello di interazione e in linea generale dimostrano interesse per le stesse tematiche.
Come rispondono i manager italiani a concetti come "business community"? Ci sono differenze tra il manager italiano e il collega proveniente dal mondo anglosassone, o da altre aree del mondo?
Rispondono molto positivamente. Quello di Milano è uno degli eventi più interattivi in termini di attività speciali come per esempio pranzi, cene e cocktail. Se confrontiamo i diversi paesi, devo dire che i manager italiani sono molto curiosi e orgogliosi di se stessi.
In particolare, il management dei mercati emergenti, o di paesi come India o Cina, come rispondono al concetto di "business community"? Che tipo di approccio ha HSM verso i manager che operano in questi paesi?
Non abbiamo eventi in questi paesi… almeno non ancora! Però abbiamo numerosi partecipanti provenienti da queste nazioni, a New York, Milano e Madrid. Del resto è risaputo che gli executive indiani e cinesi possiedono un livello molto elevato di istruzione.
Ha avuto modo di notare una trasformazione delle caratteristiche tipiche del manager italiano negli ultimi anni? In altre parole, lei crede che il manager italiano sia ancora molto dipendente dal ruolo della famiglia-azionista, o al ruolo del pubblico, dello Stato?
Sicuramente negli ultimi anni si è assistito ad una importante trasformazione riguardo all’internazionalizzazione delle aziende italiane e ad una maggiore apertura al cambiamento. Il ruolo della famiglia è fondamentale in Italia, il cui tessuto imprenditoriale si fonda storicamente sulle imprese a conduzione familiare, eppure anche qui si nota una significativa apertura nell’ottica dello sviluppo e della competizione sul mercato globale.
La divisione "Solutions – Knowledge Experience" di HSM ha registtrato una buona crescita, se comparata alle altre divisioni del Gruppo. Che cosa significa questo dato?
Il successo della divisione HSM Solutions – Knowledge Experience dimostra come sempre più spesso le aziende abbiano bisogno di una soluzione personalizzata che sia in grado di soddisfare le esigenze formative interne.
E HSM si trova nella posizione privilegiata di poter soddisfare questa domanda con programmi su misura concepiti per accompagnare le aziende nelle loro sfide legate allo sviluppo e alla trasformazione. Le compagnie vogliono essere trattate in maniera più personale e in HSM sappiamo come farlo.
Si parla molto di management 2.0, o di cultura 2.0 in generale. Lei pensa che ci siano effettivamente molte imprese pronte per questo tipo di approccio al mercato, per questa filosofia?
Le aziende stanno cambiando la loro mentalità e il loro approccio. Capiscono che, come dice Gary Hamel, l’unico modo per avere successo in un contesto di forte competizione è quello di essere innovative. Il mondo del business sta cambiando, internet ha allargato i confini, i clienti sono sempre più partecipativi e le aziende sono obbligate a stare al passo con queste trasformazioni.
Tra le aziende che ha potuto conoscere, ha riscontrato una maggiore predisposizione alla filosofia 2.0, alla community, da parte delle grandi aziende o da parte delle medie-piccole imprese?
Internet ha democratizzato l‘accesso all’informazione e alla conoscenza e questo consente alle aziende di tutte le dimensioni di essere aggiornate sulle situazioni e sulle competenze necessarie per portare avanti il proprio business. I nostri clienti provengono da aziende piccole, medi e grandi.
Infine, c'è più attenzione verso il management fondato sulla collaborazione di massa tra i manager americani, europei, o tra i manager provenienti da altre aree del mondo?
Dal punto di vista del management, l’Europa e gli Stati Uniti sono sempre stati un passo avanti. Ma oggi il resto del mondo sta dimostrando di aver compreso che la collaborazione è l’unico modo per essere competitivi.
18-10-2008

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