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Il Visitatore: la scoperta del Giappone tra impresa e cultura.

Nel libro edito da Spirali la storia di Alessandro Valignano, esploratore culturale che nel 1574 tenta una grande avventura in Oriente. Un uomo che capì subito che in Giappone il termine "cultura" ha un plurale. Abbiamo intervistato Vittorio Volpi, autore del libro e tra i primi italiani ad aver costruito, negli anni '50, un rapporto stretto con il Giappone.

di Enrico Ratto

il visitatore vittorio volpi
 

Dott. Volpi, lei crede che il legame tra cultura nativa giaponese e cultura cristiana, e in particolare con i gesuiti, abbia influenzato il Giappone sotto il profilo dell'indole e dell'approccio imprenditoriale?
Come sostiene il Dee Touqueville nel suo meraviglioso saggio sull’America, tutti imparano, imitano e migliorano.
Nel 16mo secolo e’ indubbio che i paesi dell’Estremo Oriente, incluso il Giappone, avevano un gap nella conoscenza delle scienze e della tecnologia europea. L’Europa con i suoi grandi pensatori e scienziati stacco’ di molte lunghezze l’Asia.
I gesuiti portarono a conoscenza di questi paesi la rivoluzione copernicana, Galileo, la cartografia. E quindi ci fu un travaso di nuove culture, innovazione, avanzamento delle scienze. Ma l’indole e l’approcccio industriale, l’etica giapponese, con molti punti di contatto con quella che Max Weber definisce l’etica protestante europea, e’ piu’ il frutto del confucianesimo, una dottrina morale cinese che permeò – e tuttora imbeve il pensiero nipponico – la struttura della societa’ e del pensiero locale.

Esiste a suo parere un "Alessandro Valignano dei nostri tempi"?
Come sostiene Michael Porter: “i tempi cambiano e cambiano i valori”. Ci sono sicuramente oggi personaggi straordinari e ci sono stati nel recente passato. Pensate a Gandhi; al di la’ del suo approccio alla “non violenza”, ha lasciato scritto, ha detto che ritenere di avere un proprio Dio esclusivo , come molte culture credono di avere, “e’ fare un insulto all’intelligenza di Dio; perche’ se esiste un Dio, e’ il Dio di tutti”.
Non essendo piu’ il tempo delle esplorazioni culturali, come quelle di Valignano e Ricci, permangono tuttavia grandi personaggi che si prodigano nel predicare un mondo dove le culture diverse possano vivere in armonia. Il nome di un saggio che mi viene subito in mente? Il Nobel Amartya Sen; bastera’ leggere il suo magnifico “Identita’ e violenza”.
Valignano capì che in Giappone che la parola “cultura”, ha un plurale. Non sono in molti ad averlo capito ai nostri giorni come ormai si osserva anche da noi. Il “diverso” e’ visto come un problema e non come un’opportunita’ di migliorarci, di espandere i nostri orizzonti culturali.

Oggi il Giappone, un Paese d'Oriente che ha visto la sua crescita durante la fase di espansione industriale occidentale, seguirà il rallentamento occidentale oppure può ancora farcela a cogliere la scia della crescita a doppia cifra dei Paesi orientali?
Il Giappone è un paese ad economia matura, grande, terza economia mondiale per dimensione. Come noi soffre di problemi strutturali inevitabili. Invecchiamento della popolazione, il “tabù” dell’immigrazione, i costi elevati della mano d’opera, un inevitabile conservatorismo che è causato dal passato successo, dalla popolazione che invecchia, dal benessere.
Quindi le crescite a due cifre non sono piu’ nei sogni e nelle mire del Paese. Chi ha un reddito pro-capite di circa 40 mila dollari annui, e la cui popolazione ha aspettative di vita aldila’ degli 80 anni e quando muore lascia 200 mila euro di eredita (media), che cosa puo’ volere di piu’. Come tutti i paesi post-industriali con la pancia piena, puo’ solo sperare di mantenere quello che ha.

Su quali fronti, oggi, l'Italia dovrebbe sviluppare rapporti con il Giappone?
Penso l’Italia abbia perso il treno del Giappone che io definisco, per noi, il gigante dimenticato. Non abbiamo investito nel creare una presenza e, come Paese, nel fare sistema, nei momenti adatti. Ora possiamo mantenere cio’ che abbiamo e sfruttare le nostre nicchie di eccellenza: i prodotti del bello, apprezzatissimi dai giapponesi, le macchine di precisione, imballaggio, gli alimentari ed un grande turismo che viene verso l’Italia (un grande business potenziabile).
Comunque, come dimostra la simpatia dimostrata dai nostri connazionali per il terribile e tragico Tsunami, i rapporti fra i due paesi sono eccellenti. Siamo diversi ma ci integriamo e stiamo bene insieme.

Il Visitatore
Alessandro Valignano. Un grande maestro italiano in Asia
di Vittorio Volpi
pp. 360
Editore Spirali
Anno 2011

ISBN 978-88-7770-894-6
 

16-12-2011


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