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Chi pensa solo alla carriera non rende un buon servizio all’azienda

Cosa significa essere un leader consapevole? Un promemoria ragionato dell'obiettivo verso cui i leader, o gli aspiranti leader, dovrebbero tendere, in un libro di Federico Renzo Grayeb, edizione FrancoAngeli.

di Ugo Perugini

Diciamolo sinceramente: uno degli aspetti che più convincono i Responsabili delle Risorse Umane ad assumere un giovane preparato e volitivo (i cosiddetti highfliers) è la sua ambizione e la sua grinta. Chi seleziona questi elementi però deve fare molta attenzione, valutando che la loro aspirazione alla carriera non si riveli eccessiva perché questo atteggiamento potrebbe col tempo diventare molto pericoloso.
Se un collaboratore di un’azienda focalizza il suo lavoro e il suo impegno solo sulla propria carriera futura, infatti, rischia di disperdere le sue risorse e spesso è incapace di proporre la soluzione ai problemi quotidiani con cui si deve confrontare, privilegiando solo quegli aspetti che possano meglio metterlo in mostra nei confronti del proprio capo. 

Dovendo dare massima priorità a quegli obiettivi i cui risultati saranno più utili per la sua carriera, inoltre, i rapporti con le persone con cui interagisce in ambito lavorativo rischiano di diventare piuttosto labili, poco profondi, per così dire strumentali, in una parola inautentici. In altri termini, il capo, i colleghi, i clienti, l’azienda stessa e il lavoro che sta facendo rappresenteranno solamente un mezzo in grado di permettergli la conquista di qualche gradino nella scala gerarchica a scapito della qualità del proprio contributo professionale.
Altri limiti di questo tipo di collaboratori: sono opportunisti, non amano perdere e per vincere sono disposti anche a usare mezzi non leciti. Mentono, sapendo di mentire, gettando discredito sugli altri o denigrandoli se ciò può tornare utile ai loro scopi. Naturalmente, questi sono casi limite. Non vogliamo pensarla come qualche studioso, convinto che i sociopatici stiano diventando sempre più numerosi nell’ambito del mondo aziendale. 

Comunque sia, questo tema, insieme ad altri, altrettanto affascinanti, viene affrontato molto bene da Federico Renzo Grayeb nel suo ultimo saggio “Il Leader consapevole”, edizione FrancoAngeli Management. E’ particolarmente interessante, poi, il fatto che questi personaggi “rampanti” in genere appaiono filosoficamente presbiti, cioè portati a perseguire un qualcosa di incerto (situato nel futuro), sacrificando la passione per l’unica cosa che è reale cioè il presente. Rischiano, in altri termini, di non vivere (e lavorare) mai in presa diretta.

Ecco perché nel suo lavoro Grayeb dà tanta enfasi a tre aspetti che caratterizzano la piena consapevolezza di un leader autentico e cioè: lo scopo da raggiungere, l’attenzione al presente e la capacità di autorappresentarsi in modo positivo. Da questo libro, snello e di piacevole lettura, emergono altri suggerimenti particolarmente utili per integrare prestazioni e comportamenti aziendali, senza dimenticare il ruolo strategico delle emozioni e delle forze motivanti che entrano sempre e comunque in gioco. 

13-7-2014


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